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Lo zafferano di San Gimignano

A San Gimignano la coltivazione dello zafferano venne introdotta con le prime crociate e qui trovò le condizioni ideali per la crescita e la coltivazione.

La sua qualità venne da subito molto apprezzata, tanto da far nascere un florido commercio in tutto il bacino del Mediterraneo, compreso il Vicino Oriente, con l’appoggio delle navi e delle strutture commerciali pisane e genovesi.

I grandi profitti ricavati dal commercio dello zafferano furono tali da consentire ad alcune famiglie di arricchirsi enormemente, tanto che alcune di loro decisero di investire parte dei profitti nella costruzione delle famosi torri – tutt’oggi motivo di vanto – come simbolo del potere e della ricchezza raggiunti.

Lo zafferano era considerato prezioso fin dall’antichità; noto per le sue doti afrodisiache in Persia e nell’antica Grecia, la tradizione venne tramandata ai Romani, mentre nel Medioevo si usava tingere gli abiti da sposa con questa spezia come buon augurio per un matrimonio felice e fecondo.

Era talmente prezioso che veniva fatto dono a personaggi illustri: non c’è da stupirsi allora se anche Federico II e il re Carlo d’Angiò ebbero in dono questa pregiata spezia.

Oggi lo zafferano di San Gimignano è coltivato e raccolto completamente a mano, seguendo criteri biologici, e il prodotto si fregia del marchio DOP, il migliore riconoscimento per la sua eccellenza e per la sua storia.

  • Progetto finanziato a valere sui fondi Legge n. 77 del 20 febbraio 2006 “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “lista del patrimonio mondiale”, posti sotto la tutela dell’UNESCO”