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Siena sotterranea

Per la sua posizione collinare, lontano da importanti corsi d’acqua, a Siena il problema dell'approvvigionamento idrico fu presente fin dalla sua fondazione. La soluzione adottata fu quella di scavare nel sottosuolo un sistema di cunicoli, chiamati bottini, che incanalassero l’acqua delle falde acquifere convogliandola nelle fontane cittadine e nelle abitazioni.

Iniziato già al tempo degli etruschi, è nel corso del Medioevo che l’acquedotto si sviluppa, raggiungendo la lunghezza di circa 25 km.

Durante gli scavi si fece sempre più viva la convinzione che sotto la città scorresse un fiume, il cui mormorio delle acque si poteva sentire nelle zone di Porta San Marco e Porta Ovile. Le ricerche di questo immaginifico corso d’acqua, che i senesi chiamarono Diana, iniziarono nel 1176 e più di un secolo dopo andavano ancora avanti.

La leggenda vuole che gli operai incaricati di scavare i cunicoli, i guerchi, fossero ciechi per le troppe ore passate al buio, e che ogni tanto scappassero fuori alla luce per fuggire agli esseri che fuoriuscivano dalle viscere della terra, gli omiccioli, folletti danzerini che infondevano allegria, e i fuggisoli, esseri dispettosi che apparivano come lampi di luce.

Nel 1466 viene raggiunta la massima estensione dei bottini, e da allora fino alla fine della Prima guerra mondiale, quando entra in funzione l’acquedotto del Vivo, Siena ha continuato a utilizzare i bottini come unica fonte di approvvigionamento idrico.

Oggi portano ancora acqua alle fontane cittadine e alcuni tratti sono visitabili e percorribili a piedi. A tutela e salvaguardia delle acque di Siena è nata nel 1994 l’Associazione La Diana, che gestisce le visite guidate e la manutenzione.

Vasca con l'acqua a Fontebranda, Siena
  • Progetto finanziato a valere sui fondi Legge n. 77 del 20 febbraio 2006 “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “lista del patrimonio mondiale”, posti sotto la tutela dell’UNESCO”