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Un brigante gentiluomo

La Val d’Orcia è legata a una storia molto affascinante, quella di un brigante gentiluomo che derubava i ricchi per donare ai più poveri, senza colpo ferire.

Si chiamava Ghino di Tacco, signore di Torrita e della Fratta e apparteneva alla stirpe dei Cacciaconti, una famiglia di grandi feudatari senesi. 

La leggenda narra che a seguito di una qualche malefatta, la repubblica senese lo aveva privato di tutti i suoi averi, ma lui, riuscito a sottrarre il castello di Radicofani al dominio pontificio, ne aveva fatto la base per le sue scorribande.

Divenuto presto celebre ben oltre i confini della Val d’Orcia, Boccaccio racconta di come un giorno, rapito l’abate di Cluny sulla strada per San Casciano dei Bagni, Ghino fosse riuscito a guarirlo da un forte mal di stomaco. 

Fu proprio durante il rapimento che l’abate poté conoscere a fondo Ghino, il quale si rilevò colto e di saldi principi.

Per l’immensa gratitudine, l’abate di Cluny volle intercedere per lui con il papa, Bonifacio VIII, che gli concesse la grazia e il titolo di Cavaliere.

Statua di Ghino di Tacco
  • Progetto finanziato a valere sui fondi Legge n. 77 del 20 febbraio 2006 “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “lista del patrimonio mondiale”, posti sotto la tutela dell’UNESCO”