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Amori e misteri alla corte medicea

Tra le mura delle ville medicee di Pratolino e di Poggio a Caiano si è consumata una delle storie d’amore più misteriose che la storia ci abbia tramandato, quella tra Bianca Cappello e il Granduca di Toscana, Francesco I de’ Medici.

Siamo sul finire del Cinquecento quando la quindicenne Bianca fugge da Venezia a Firenze per sposare, contro la volontà della famiglia, un gentiluomo fiorentino, Pietro Bonaventuri, che presto si scoprì avere ben poco da offrire alla giovane ragazza.

Francesco I era già Granduca, unito in un matrimonio infelice con Giovanna d’Austria.

Non sappiamo come si conobbero Francesco e Bianca, ma da quel momento iniziò tra i due una appassionata storia d’amore. Per averla vicino, il Granduca le fece addirittura dono di un palazzo nei pressi della reggia di palazzo Pitti, progettato dall’architetto Bernardo Buontalenti, conosciuto oggi con il nome di palazzo di Bianca Cappello.

Le conseguenze del loro amore non si fecero attendere… Nel giro di poco tempo iniziarono a verificarsi morti sospette, dapprima Pietro, il marito di Bianca, poi fu la volta della Granduchessa Giovanna… Condizioni queste che permisero ai due amanti di sposarsi.

Come c’era da aspettarsi, Bianca non era certamente amata dai fiorentini ed era aspramente ostacolata dalla famiglia Medici, soprattutto dal fratello di Francesco, il cardinale Ferdinando.

I due trovarono allora riparo dalle ostilità nelle splendide ville della famiglia, con una predilezione per quella di Pratolino, sulla strada per Bologna.

Ma nonostante tutto la loro favola non durò a lungo… nel 1587 durante una cena con il cardinale Ferdinando, nella villa di Poggio a Caiano, Francesco e Bianca accusarono forti dolori e terribili febbri e nel giro di undici giorni morirono a breve distanza l’uno dall’altro…

Ancora oggi le cause della morte sono sconosciute, c’è chi parla di malaria, febbre terzana e, naturalmente, avvelenamento da arsenico… Quello che è certo è che Ferdinando, divenuto Granduca, fece partire una sistematica damnatio memoriae nei confronti della defunta cognata: la maggior parte dei ritratti vennero bruciati, le sculture distrutte e lo stemma dei Cappello sostituito ovunque con quello degli Asburgo, in un tentativo mal riuscito di cancellarla dalla memoria e dalla storia.

Ritratto di Bianca Cappello di Alessandro Allori
  • Progetto finanziato a valere sui fondi Legge n. 77 del 20 febbraio 2006 “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “lista del patrimonio mondiale”, posti sotto la tutela dell’UNESCO”