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Abbazia di Sant'Antimo

Nelle vicinanze del borgo di Montalcino, percorrendo una strada panoramica tra vigneti, verdi colline, uliveti e casali che raccontano la terra antica e selvaggia di Toscana, si trova l’Abbazia di Sant’Antimo, un esempio di costruzione romanica tra le più antiche della regione. Fondata nel 781 da Carlo Magno, l’Abbazia è documentata già dal IX secolo, periodo al quale sembra riferibile un piccolo edificio conosciuto come “cappella carolingia”.
L’abbazia benedettina fu iniziata nel 1118, la data si trova in un’iscrizione incisa nei gradini e nel ripiano dell’altare maggiore. Il testo ci racconta di una donazione fatta dal conte Bernardo degli Ardengheschi a Ildebrandino di Rustico quale lascito all’Abbazia. La data è confermata anche su una delle colonne del deambulatorio. 
L’abbazia è costruita interamente con roccia travertinosa estratta dalle cave che si trovano nella zona di Castelnuovo dell’Abate, un materiale considerato tra i più preziosi all’epoca. 

L’interno della chiesa è suddiviso in tre navate da colonne alternate a pilastri cruciformi, il fondo è concluso da un deambulatorio con tre cappelle radiali a pianta semicircolare di derivazione francese. L’Abate Guidone, che in quel momento seguì i lavori dell’Abbazia, volle prendere come riferimento l’abbazia benedettina di Cluny. Il soffitto della navata centrale ha una copertura a capriate lignee, mentre le navate laterali sono coperte da volte a crociera.
Sull’altare maggiore si trova un crocifisso ligneo del XIII secolo, e sotto l’altare si accede ad una cripta molto antica, precedente la costruzione del XII secolo. 

L’Abbazia fu soppressa nel 1462 da Enea Silvio Piccolomini, divenuto Papa Pio II, il quale inglobando il monastero nel borgo di Montalcino lo elevò a diocesi. Verso la fine del 1800 l’abbazia passò sotto la tutela delle Belle Arti, dando il via a molte importanti campagne di ristrutturazione, come il rifacimento completo del tetto. Nel 1970 fu deciso di ricreare la comunità monastica di Sant’Antimo affidandola a un gruppo di monaci provenienti dalla Francia, i quali ripristinarono la liturgia delle ore in canto gregoriano. Purtroppo dopo pochi anni i monaci sono rientrati nel loro paese natale, facendo subentrare i monaci della vicina Abbazia di Monte Oliveto. Ma anche questa comunità subisce il calo di vocazioni e lascerà l’abbazia nel 2017,che quindi oggi è sprovvista di una comunità monastica al suo interno.

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  • Progetto finanziato a valere sui fondi Legge n. 77 del 20 febbraio 2006 “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “lista del patrimonio mondiale”, posti sotto la tutela dell’UNESCO”