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Acquedotto Mediceo

Per secoli la cittadinanza pisana ha patito la mancanza di acqua corrente, dovendo ricorrere a quella prelevata dai pozzi, che portava infestazioni e malattie.
Il Granduca Cosimo I dei Medici fu il primo a difendere la città e il territorio dalla furia dei fiumi, contrastando gli impaludamenti e creando infrastrutture di approvvigionamento idrico. 
Le sorgenti di Asciano fecero pensare a Cosimo di costruire un acquedotto sotterraneo per portare l’acqua alla città di Pisa. Il progetto non ebbe seguito, ma nel 1588 suo figlio Ferdinando I modificò il progetto in senso classico, con una condotta sopraelevata ad archi già usata dagli antichi romani. Per la direzione dei lavori fu incaricato l'architetto Raffaello Zanobi di Pagno, al quale subentrò poi il nipote, l’ingegner Andrea Sandrino. L’opera fu portata a conclusione sotto il Granducato di Cosimo II, riuscendo anche ad ovviare a delle problematiche di pendenza che creavano ristagni d’acqua.

La condotta ha inizio dal bottino di San Rocco, ha 954 archi e una lunghezza di 6 km. L’acqua arrivava a Pisa e tramite delle tubature sotterranee veniva distribuita nella città a varie fonti. L’ente destinatario in forma esclusiva della fornitura idrica, tramite una condotta detta "della religione" era l'ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, come anche è presumibile che fosse servita in forma esclusiva la Primaziale del Duomo.
La comproprietà dell'opera fra i Medici e l'ordine di Santo Stefano venne ceduta nel 1626 all'Ufficio fiumi e fossi, che si occupò della vendita dell'acqua e delle opere di manutenzione necessarie per la sua funzionalità.
Nel 1890 vennero eseguiti dal Comune di Pisa alcuni lavori per aumentare la portata e migliorare la qualità delle acque dell'acquedotto, in particolare vennero escluse le polle che si intorbidivano facilmente, cercando nuove fonti.
L’acquedotto fu attivo per circa tre secoli, fino al XX secolo, quando la quantità dell'acqua non era più sufficiente a soddisfare le esigenze della città in continua espansione. Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’acquedotto era ancora l’unico funzionante per approvvigionare l’acqua alla città di Pisa.

Scatti da Instagram

  • Progetto finanziato a valere sui fondi Legge n. 77 del 20 febbraio 2006 “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “lista del patrimonio mondiale”, posti sotto la tutela dell’UNESCO”