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Bottini

Il termine buctinus, probabilmente per la costruzione con volta a botte, appare in un documento del 1226 e dà origine al nome bottini, come vengono chiamati ancora oggi da tutti i senesi gli acquedotti sotterranei. Un ingegnoso sistema di cunicoli scavati che oggi è possibile percorrere a piedi, e dove l’acqua piovana, raccolta nel gorello - un piccolo canale alla base del camminamento - scorre fino a raggiungere le fonti storiche.
L’intero sistema di approvvigionamento idrico antico, che fra rami principali e derivazioni si estende per circa 25 chilometri, rappresenta un elemento fondamentale della storia e della cultura della città. Due sono i rami principali dei bottini, quello più antico è il Bottino maestro di Fontebranda , che di trova a notevole profondità e che da Fontebecci porta l’acqua fino alla Fontebranda, e il Bottino maestro di Fonte Gaia, realizzato intorno al 1300, che alimenta la fonte Gaia in Piazza del Campo, e con il trabocco anche altre fonti minori.

Fin dal XII secolo la carenza di risorse idriche naturali spinse il Comune di Siena a trovare anche delle alternative per le esigenze dei cittadini. In Siena l’acqua scarseggiava da sempre, non era sufficiente quella che arrivava nei pozzi dai bottini, in più era un’acqua malsana che portava malattie endemiche che periodicamente uccidevano la popolazione. La Sorgente dell’Ermiccio, nei pressi del borgo di Vivo d’Orcia, poteva essere la soluzione, e in effetti il 14 settembre 1895 il Comune di Siena sottoscriveva un compromesso con i Conti Cervini, proprietari dei terreni in cui sgorgava la sorgente, per portare l’acqua alla Porta San Marco di Siena. 
Ma gli antichi bottini, che ancora alimentano le fonti storiche della città, grazie all’Amministrazione Comunale di Siena sono stati valorizzati per promuovere e gestire l’intero patrimonio storico architettonico che ruota intorno al tema dell’acqua e per il quale la città di Siena ha creato anche un museo.

Scatti da Instagram

  • Progetto finanziato a valere sui fondi Legge n. 77 del 20 febbraio 2006 “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “lista del patrimonio mondiale”, posti sotto la tutela dell’UNESCO”