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Fonti medievali di San Gimignano

Dopo il periodo Romano, le invasioni barbariche ridussero il fabbisogno idrico. Questa circostanza non era legata solo alla sostanziale diminuzione della popolazione, ma fu un vero e proprio mutamento delle abitudini. Lo splendore degli acquedotti, delle fontane e del loro simbolo di potere non veniva più previsto e progettato, così come le terme. Nel tempo si ebbe quindi l’abbandono degli acquedotti per un ritorno all’uso di pozzi e sorgenti . In una città non particolarmente ricca d’acqua come San Gimignano, le scorte idriche divennero una necessità. La città poteva beneficiare del bacino d’acqua sotto Montestaffoli, che alimentava alcuni pozzi privati ricavati direttamente nelle cantine delle abitazioni. In molti altri casi vennero scavate delle cisterne per recuperare l’acqua piovana, come quella monumentale costruita nel 1200 al centro della piazza che si sarebbe chiamata proprio Piazza della Cisterna .

Il Comune aveva una cura costante nel reperire le sorgenti che avrebbero potuto alimentare le fonti pubbliche. Le uniche che ancora oggi conservano i resti delle strutture medievali sono all’esterno della cinta muraria del XIII secolo: il complesso delle fonti di Docciola. Lo spazio occupato dalle fonti era racchiuso da un alto muro in conci di pietra, che proteggeva le vasche esterne al perimetro difensivo della città. Gli uomini bevevano e attingevano l’acqua direttamente alla sorgente, mentre le bestie alle vasche secondarie, che si riempivano per deflusso. Erano inoltre presenti dei lavatoi. Le pareti interne erano rivestite da un sottile strato di intonaco, le vasche invece da una malta impermeabile a coccio pesto. Grazie alla Corporazione dell’Ordine della lana, ci fu un ampliamento del complesso idrico corrispondente alle quattro arcate della parte sinistra della cinta muraria difensiva. In seguito l’Arte dei cuoiai utilizzò questa porzione come “guazzatoio”.

Le Fonti Pubbliche Medievali di San Gimignano si raggiungono percorrendo una breve e ripida discesa, passando per via delle Fonti e attraversando l’omonima porta.

  • Progetto finanziato a valere sui fondi Legge n. 77 del 20 febbraio 2006 “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “lista del patrimonio mondiale”, posti sotto la tutela dell’UNESCO”