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Giardino mediceo di Pratolino

Nel 1568 Francesco I dei Medici acquistò i terreni di Pratolino e li affidò all’architetto Bernardo Buontalenti per l’ambizioso progetto di costruzione di un allegorico parco, da donare come regalo all’amata sposa Bianca Cappello. Non un classico giardino all’italiana ma un rivoluzionario luogo che, con i simboli scolpiti nella pietra e nella natura, potessero collegare la terra al cielo. Un luogo basato sul concetto di tempo, diviso tra un Parco Vecchio con gli insegnamenti degli antichi, e un Parco Nuovo con le conoscenze dei contemporanei.  
Nell’organizzazione del parco è predominante il “culto dell’asse”, cioè di quel grande allineamento longitudinale che faceva della villa, oggi non più esistente, il baricentro del parco medesimo, in mezzo a due grandi viali: quello degli Zampilli verso sud e quello dell’Appennino verso nord.

L’acqua è la protagonista del parco, pieno di sofisticati marchingegni, suoni, giochi le cui meraviglie sono state raccontate da illustri visitatori.
Grazie all’azionamento di una chiave, si faceva “giocare”, muovendosi, la statua del dio Giove, opera dello scultore Baccio Bandinelli. L’acqua proseguiva fino alla cisterna dell’edificio delle stalle per poi convergere verso la statua del Gigante dell’Appennino, realizzata dal Giambologna tra il 1579 e il 1583. La grande pietra di spugna fu fatta venire appositamente dalla Corsica nel 1584 e collocata al centro di una vasca, in un prato di forma ottagonale. 
Altri condotti di acque scendevano per alimentare la Fonte del Perseo, la Fonte di Esculapio e la Fontana dell’Orsa. Alla fine l’acqua giungeva alla villa per poi arrivare, passando sotto terra, alla Fontana della Galatea e ad altre fonti.
Nel Parco Nuovo l’acqua alimentava le due Fontane della Fama e del Dio Pan, dove nel mezzo vi era collocata una statua in marmo. Più a valle, dalle sponde del viale degli Zampilli, giochi d’acqua formavano un pergolato. 
Il percorso principale dell’acqua si concludeva in un bacino in marmo detto della Lavandaia. Vi erano anche numerosi condotti secondari, quali erano quelli che alimentavano la Peschiera della Maschera e la Statua di Cupido; uno di questi serviva la Fontana dell’Ammannati e poi proseguiva fino alla peschiera dell’artificiale Monte Parnaso. Alla fine tutte le acque venivano razionalmente raccolte nel Pescaione, che si trovava in fondo al Parco Nuovo, ed erano utilizzate per far muovere due mulini ed un frantoio. 

Il giardino aveva però elevati costi di manutenzione: a fine ‘700 il Granduca Pietro Leopoldo spostò molte delle statue del parco nel Giardino di Boboli. Nel 1814 Ferdinando III iniziò il riordino di Pratolino e durante i lavori fu deciso di abbattere la villa cinquecentesca per sostituirla con un’altra in stile neoclassico, ma nel 1824 Ferdinando morì e l’edificio non fu mai realizzato. Gli Asburgo Lorena successivamente cedettero il parco ai principi Demidoff e nel 1981 il giardino venne acquistato dall’Amministrazione Provinciale di Firenze. 

Per informazioni: Ville e giardini medicei - Giardino mediceo di Pratolino 

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  • Progetto finanziato a valere sui fondi Legge n. 77 del 20 febbraio 2006 “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “lista del patrimonio mondiale”, posti sotto la tutela dell’UNESCO”