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Museo di San Marco

Il Museo di San Marco ha sede nel Convento di San Marco, accanto all’omonima chiesa. Il convento fu fondato nel 1299 dai monaci Benedettini Silvestrini, per poi passare nel 1436 ai frati Domenicani. Situato nel centro storico di Firenze, fu Cosimo il Vecchio ad impegnarsi con Papa Eugenio IV per ristrutturarlo totalmente. Gli interessi personali di Cosimo erano di rafforzare il proprio controllo politico sui quartieri settentrionali della città. Le alterne vicende che lo videro esule da Firenze rimandarono la data di ristrutturazione. Il convento fu restaurato da Michelozzo, architetto di fiducia della famiglia Medici, il quale disegnò una pianta tradizionale per i due chiostri centrali, lasciando libertà ai locali della biblioteca e del refettorio. Le pareti furono intonacate e lasciate semplicemente di color bianco in modo da esaltare la luminosità naturale dell’edificio. Capolavoro di architettura rinascimentale, la struttura segue le lezioni apprese dalle costruzioni di Filippo Brunelleschi e Leon Battista Alberti.

Il Vasari racconta che Cosimo il Vecchio spese molti soldi per restaurare il convento di San Marco, superando di parecchio le spese di costruzione del palazzo di famiglia. Tra gli artisti chiamati da Cosimo vi era anche il Beato Angelico, che dipinse il bellissimo ciclo della Crocifissione e della Trasfigurazione di Cristo, un lavoro di grande potenza espressiva. Grazie all’enorme investimento, il complesso di San Marco divenne il centro culturale e religioso più importante di Firenze, capace di attirare l’attenzione delle più importanti personalità del momento. Durante il primo secolo di vita fu la sede di personalità di spicco e punto di riferimento dei grandi esponenti dell’Umanesimo fiorentino quali Pico della Mirandola e Angelo Poliziano, i quali lasciarono le loro collezioni librarie alla biblioteca dei frati domenicani. Il convento divenne ancora più famoso ai tempi di Girolamo Savonarola, che all’interno di San Marco visse e predicò.

Firenze alla fine del 1400 era divisa tra la fazione degli Arrabbiati, seguaci della famiglia dei Medici, e i Piagnoni, seguaci del frate. Il 5 aprile del 1498 la campana del convento di San Marco suonò incessantemente per radunare il popolo allo scopo di difendere la chiesa e Girolamo Savonarola dall’assalto dei suoi nemici. Savonarola venne imprigionato, processato, e condannato alla forca. Da quel momento la campana non ebbe più vita tranquilla: dopo la morte del Savonarola i nemici del frate si accanirono su di essa. Non appena Savonarola fu bruciato in piazza della Signoria, la campana venne calata giù dal campanile, frustata dal boia e mandata in esilio alla chiesa di San Salvatore al Monte. La Signoria decretò che la campana Piagnona si era resa complice di alto tradimento, e quale nemica della patria doveva essere bandita dalla città per 50 anni. Il 5 giugno del 1509 i frati ottennero la restituzione della campana, che rimase sul campanile di San Marco fino al 1908. In seguito fu collocata nel chiostro del convento dove attualmente si trova. 

Nel 1866 il convento venne espropriato dallo Stato italiano, che lo inserì tra i beni del proprio demanio pubblico e lo convertì in museo; ai domenicani rimase la gestione della Chiesa e della biblioteca. 
Il Convento di San Marco ebbe importanti legami con tutto il mondo della cultura e con personalità quali San Filippo Neri, Cesare Guasti e Giorgio La Pira, membro della Costituente e sindaco di Firenze, che scelse di vivere e di essere sepolto proprio in San Marco.

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  • Progetto finanziato a valere sui fondi Legge n. 77 del 20 febbraio 2006 “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “lista del patrimonio mondiale”, posti sotto la tutela dell’UNESCO”