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Villa medicea di Artimino La Ferdinanda

La Villa medicea di Artimino è chiamata anche la Ferdinanda, perché era la favorita di Ferdinando I de’ Medici, o Villa dei Cento Camini, perché è coronata da numerosi camini e comignoli, necessari a scaldare la grande casa. 
Fu costruita per volere del Granduca Ferdinando il quale, amante delle battute di caccia sul Monte Albano, fermandosi sul colle di Artimino insieme all’architetto Bernardo Buontalenti fu colpito dal paesaggio, tanto da volerci costruire una nuova villa per sé e la corte medicea. La villa venne costruita in soli quattro anni, dal 1596 al 1600, celebrando l’ultima geniale stagione del Buontalenti.  L'anziano architetto, ammalato di gotta, diresse i lavori da Firenze, inviando sul posto i suoi collaboratori. 

Il paesaggio circostante si snoda verso il punto nel quale il fiume Arno si restringe verso il masso della Gonfolina. La villa è perfettamente inserita in un paesaggio in parte boschivo e in parte agricolo: per il Granduca Ferdinando questo era il luogo perfetto per celebrare l’ampiezza del granducato. Fu per questo motivo che vennero commissionate al pittore fiammingo Giusto Utens una serie di diciassette lunette, raffiguranti le ville medicee, da collocare in un salone che fu chiamato “delle Ville”. Molte lunette furono disperse tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento: alla villa è possibile vedere delle copie, mentre gli originali superstiti sono oggi riuniti nel bellissimo museo di Firenze com’era a Firenze. Nella “Sala delle Guerre” Giusto Utens realizzò altre lunette con scene di battaglie, che invece sono andate completamente perdute.
Altri locali della villa furono affrescati da Domenico Passignano e Bernardino Poccetti, e vi si trovavano anche eccezionali dipinti come il Ritratto di Pietro Aretino, conservato alla Galleria Palatina, e il Bacco di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, conservato presso gli Uffizi. 

Visto l’amore di Ferdinando per le battute di caccia, fu creata un’immensa area venatoria circondata da un alto muro per circa cinquanta chilometri, che aveva come punto di riferimento e baricentro proprio la villa di Artimino, e che successivamente confinerà con la Villa di Quarrata, acquistata proprio per questo scopo. 

Nel 1782 la villa di Artimino fu venduta dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena, passando poi più volte di proprietà. Negli anni venti del Novecento furono eseguite alcune modifiche, costruendo un nuovo scalone e risistemando il giardino. La villa fu gravemente danneggiata durante la Seconda Guerra Mondiale, ma il restauro fu tempestivo e venne terminato già nella primavera del 1945. Nel 1979 una vendita all'incanto disperse gli arredi e i dipinti della villa, che oggi è un albergo e centro congressi di proprietà privata che ospita importanti eventi.

Per informazioni: Ville e giardini medicei - Villa di Artimino

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  • Progetto finanziato a valere sui fondi Legge n. 77 del 20 febbraio 2006 “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “lista del patrimonio mondiale”, posti sotto la tutela dell’UNESCO”